Giuseppina Pizzigoni

Giuseppina Pizzigoni
Giuseppina Pizzigoni (1870-1947) è nata a Milano. Conseguito a diciotto anni il diploma di maestra, vince un concorso pubblico e inizia a lavorare come maestra. Dopo diverse esperienze didattiche, che vedono il suo entusiasmo educativo scontrarsi con la noia della routine delle scuole pubbliche, matura l’idea di una scuola nuova, in cui l’insegnamento sia basato sull’esperienza. “Avevo idea chiara e volontà forte, – scrive –  ma non potevo pensare di rinunciare al mio posto in Comune per dedicarmi al mio ideale. Sapevo anche che, se mi fossi presentata ai miei superiori, dicendo il mio sogno di capovolgere il metodo in uso nelle scuole elementari, mi sarei molto probabilmente sentita rispondere: ‘Faccia il suo dovere e non sogni tanto! Stia, stia quieta per carità!’.Troppo ardito appariva allora il mio sogno! Pensai che saggio era presentarsi alle Autorità scolastiche, agguerrita di appoggi sicuri e di fondi. Fra i miei amici (ne avevo allora meno di oggi, ma allora avevo anche meno nemici) riuscii a formare un Comitato promotore per l’attuazione del mio sogno didattico; ed ebbi subito con me personalità non dubbie e uomini di fede e di scienza...”. Grazie a questi sostenitori, tra i quali un ministro e diversi scienziati, riesce a fondare nel 1911, nel quartiere popolare della Ghisolfa a Milano, la scuola sperimentale Rinnovata, che comincia con due sole sezioni e 64 studenti e cresce progressivamente, fino a quando si rende necessaria la costruzione di un nuovo edificio. Quest’ultimo, progettato secondo le precise indicazioni pedagogiche di Pizzigoni, viene inaugurato nel 1927 ed è ancora oggi la sede della scuola. Lo stesso anno nasce l’Opera Pizzigoni, con il compito di promuovere la diffusione del suo metodo.
Tra gli scritti di Pizzigoni: La scuola elementare rinnovata secondo il metodo sperimentale (1914); Linee fondamentali e programmi della scuola elementare rinnovata secondo il metodo sperimentale (1922); Le mie lezioni ai maestri delle scuole elementari d’Italia (1931).


La Rinnovata

La scuola di Pizzigoni nasce da alcune intuizioni pedagogiche supportate da uno sguardo attento alle innovazioni educative nelle diverse parti del mondo. Maestra nella scuola pubblica, ha parole molto dure per il suo verbalismo, l’inerzia, la scarsa salubrità dell’ambiente stesso, che non è adatto a formare persone in salute.  Non c’è da meravigliarsi se i bambini cercano di fuggire da scuola: “Il bambino che vorrebbe per ogni nonnulla marinare la scuola, quello che ci va piangendo, quello che progredisce in pallore o che si fa miope o nervoso, si ribellano attivamente o passivamente a uno stato di cose incompatibile con la loro natura, ma nello stesso tempo ci ammoniscono”. La scuola è un ambiente insano perché costringe all’immobilità e ad una disciplina militare che confligge con il bisogno di libertà, e non consente una esperienza concreta del mondo ed una vera vita sociale. Alla base dell’idea sperimentale della Rinnovata c’è l’esigenza di tutelare la salute dei bambini, offrendo un ambiente igienico e salubre, ma soprattutto favorendo la vita all’aperto ed il contatto con la natura. Gli ampi spazi all’aperto che fanno parte della struttura della Rinnovata sono parte integrante della scuola e costituiscono una risorsa educativa fondamentale. Le uscite in giardino servono per osservare da vicino quella natura che nella scuola tradizionale si studia sui libri; ma anche la vita sociale va osservata e studiata, ed a questo servono le uscite in città. 
La Rinnovata adotta quello che poi si chiamerà tempo pieno, protraendo le attività scolastiche fino alle sei del pomeriggio ed eliminando sia il doposcuola che i compiti a casa. In questo modo sarà permesso anche ai figli dei poveri fare, a scuola, quelle attività che i figli dei ricchi fanno fuori dalla scuola. 
Motivato da preoccupazioni igieniche e salutiste è anche il rifiuto di ogni precocizzazione nell’apprendimento del leggere e dello scrivere. Pur dichiarando di condividere l’impostazione pedagogica di Maria Montessori (al punto di sostenere che i piccoli studenti provenienti dalle Case dei bambini montessoriane potranno continuare utilmente la loro educazione nella Rinnovata), Pizzigoni è nettamente in disaccordo su questo punto. “Io trovo nelle statistiche che il difetto della miopia ha una frequenza del 3, del 5% avanti l’ingresso nella scuola, e diventa oltre il 20% durante la scuola. L’occhio del bambino, che è di regola ipermetropico, per lo sforzo di accomodamento si avvia alla miopia. C’è tanto da fare, a mio parere, senza preoccuparsi del meccanismo del leggere e dello scrivere!”. Il bambino imparerà a leggere quando sarà il momento opportuno, senza alcuna forzatura, con la consapevolezza che nel frattempo potrà imparare molte altre cose.
Alle lezioni verbali nella Rinnovata si sostituiscono le lezioni basate sull’osservazione e sull’esperiemento. Ecco come Pizzigoni descrive una di queste lezioni: “Devo parlare in 5a classe della pressione atmosferica che si esercita in ogni senso. Perché mi appoggerò tutta alla fede che gli scolari hanno in me? Ecco invece una latta vuota in cui ho versato un mezzo bicchier d’acqua; la metto sopra una fiamma a spirito. Gli scolari si rendono conto del vapore che esce dall’apertura superiore della latta; capiscono che, dopo qualche tempo, l’acqua se ne è andata quasi tutta in vapore, scacciando l’aria dall’interno del recipiente. Ora la latta è piena di vapor acqueo. Chiudo l’apertura, tolgo la latta dal fuoco e spengo la fiamma. I ragazzi sono tutt’occhi.... Pum! pim! pam!... La latta cede a destra, a sinistra, di su, di giù si storta, si piega, si contorce con movimenti inaspettati e rapidi.... L’attenzione e l’allegria sono al colmo; e tutti a una voce gridano: ‘E’ la pressione dell’aria!’”. E’, senza dubbio, il racconto di una leziona alternativa, in grado di tener desta l’attenzione degli studenti. Tuttavia mancano ancora il fare in prima persona degli studenti, l’esperimento e l’osservazione diretta; la maestra resta una mediatrice indispensabile tra gli studenti e gli oggetti da conoscere. Va però considerata, riguardo al “fare”, l’importanza che nella Rinnovata ha il lavoro, che è tra i suoi aspetti più innovativi ed interessanti. Lavoro che sarà diverso a seconda dei sessi, anche se alla Rinnovata vige la coeducazione di ragazzi e ragazze: i maschi si dedicheranno al lavoro della terra e della materia (legno, plastilina ecc.), mentre le ragazzine impareranno a cucinare ed a fare i lavori domestici. Se giunge alla intuizione dello stretto legame tra lavoro intellettuale e lavoro manuale, e del valore formativo di quest’ultimo, Giuseppina Pizzigoni non riesce a concepire il lavoro al di fuori degli schemi di genere; e chiederle di più vuol dire forse non tenere in debito conto la situazione storica nella quale si è sviluppata la sua esperienza educativa.
Nonostante la sua impostazione sperimentale, la scuola di Pizzigoni non rinuncia all’educazione religiosa, che è naturalmente quella cattolica, anche se ricondotta a quelle massime della morale evengelica che possono essere considerate anche quale base dell’etica civile. Oltre alle lezioni di “morale religiosa” sono previste delle lezioni di catechismo vere e proprie, alle quali però sono dispensati dal partecipare gli studenti non cattolici.

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