Manjón e le Scuole dell’Ave Maria

[Bambini alle prese con giochi educativi in una scuola dell'Ave Maria. Fonte: http://www.revistadepatrimonio.es]

Una importante esperienza di educazione popolare in Spagna, coeva alla Scuola Nuova di Ferrer, è quella delle Scuole dell’Ave Maria di Andres Manjón (1848-1926). Di famiglia contadina, Manjón riesce a completare gli studi universitari con l’aiuto di uno zio sacerdote e diventa professore di diritto canonico all’università di Granada. Nel 1886, in età già matura, viene ordinato sacerdote. Consapevole della necessità di rigenerare la nazione attraverso l’educazione, si dà allo studio della pedagogia, cercando una alternativa cattolica alle proposte della Institución Libre de Enseñanza, che gli appare come una “setta razionalista”. Il problema più immediato è quello di sollevare dalla condizione in cui si trovano i ragazzini gitani che abitano in alcuni tuguri nei pressi di Granada. Per loro Manjón crea nel 1888 la prima Scuola dell’Ave Maria. 
Per la definizione del metodo, è decisiva un’esperienza casuale. Un giorno, passando davanti ad uno di questi tuguri, Manjón avverte delle voci che ripetevano un testo cantandolo ritmicamente. E’ il sistema escogitato da qualcuno per insegnare loro il catechismo. Manjón comprende che quella è la via: insegnare attraverso il gioco, rendere l’istruzione gioiosa e divertente. E’ così, ad esempio, che per l’insegnamento della storia pensa ad una versione modificata del gioco della rayuela (in Italia conosciuto come gioco della campana), mentre per l’insegnamento della geografia usa un grande plastico della Spagna. Un insegnamento del genere non si può svolgere nel chiuso di un’aula, con la struttura tradizionale di banchi e cattedre, ma ha bisogno di spazi aperti, di aria e di sole: la prima scuola dell’Ave Maria sorge in campagna e le lezioni si svolgono sotto ad un porticato o in stanze con grandi vetrate; e caratteri simili avranno le altre scuole che sorgeranno in Spagna ed all’estero. 
Poiché i bambini che frequentano la scuola sono poverissimi, e non pochi di loro soffrono la fame, assume importanza non secondaria la refezione. L’essere umano è corpo e anima, e non ci si può occupare di quest’ultima senza aver soddisfatto i bisogni essenziali. Ed affinché i bambini possano, da adulti, diventare autosufficienti, la scuola deve insegnare loro un lavoro manuale. Nell’educazione non dev’esservi alcuna violenza o forzatura, ma bisogna assecondare e valorizzare le tendenze naturali del bambini. 
Le scuole dell’Ave Maria sono scuole cattoliche, che intendono occuparsi della formazione spirituale e cristiana del popolo e combattere il diffondersi di visioni laiche e materialistiche, ma con un metologia nuova, aliena da ogni imposizione dottrinaria. La spiritualità è concepita come la conquista di una personalità matura, che è stata aiutata dall’educazione a sviluppare pienamente sé stessa e si è affrancata dalla povertà e dall’ignoranza.

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