Ivan Illich


Ivan Illich nasce a Vienna nel 1926 da padre cattolico e madre ebrea. A causa delle leggi razziali nel 1941 la famiglia è costretta a lasciare l'Austria e raggiunge Firenze, dove Ivan studia all'università istologia e cristallografia. Decide quindi di intraprendere gli studi per diventare sacerdote. Studia teologia e filosofia all'Università Gregoriana di Roma e storia a Salisburgo. Ordinato sacerdote, viene mandato a New York, in una parrocchia frequentata prevalentemente da immigrati portoricani. 
Nel 1956 diventa vice-rettore dell'Università Cattolica di Ponce, a Portorico, ma dopo quattro anni abbandona l'isola a causa del suo scontro con le gerarchie cattoliche locali. Nel 1961 fonda a Guernavaca, in Messico, il Centro Interculturale di Documentazione (Cidoc), con lo scopo di preparare i sacerdoti missionari in America Latina ad una visione dello sviluppo alternativa rispetto a quella dominante nei paesi industrializzati, propagandata dagli Stati Uniti e condivisa anche dal Vaticano. Con quest'ultimo Illich giunge rapidamente, e prevedibilmente, alla rottura.

Nel 1968 subisce un procedimento presso il Sant'Uffizio, che termina con una assoluzione; si vieta però ai sacerdoti di seguire i corsi del Cidoc. L'anno seguente Illich comunica, con una lettera al New York Times, di rinunciare ai benefici del suo stato sacerdotale, pur senza chiedere la riduzione allo stato laicale. Il Cidoc, che si è affermato come uno dei centri più rilevanti per lo studio critico dei problemi e delle contraddizioni della società capitalistica, chiude nel 1976. 
Negli ultimi anni Illich insegna all'università di Brema. Afflitto per anni da un tumore al volto, muore d'infarto nel 2002. 
Nelle sue opere ha analizzato, con una critica tagliente ed efficace, diversi aspetti dalla società contemporenee e dello sviluppo capitalistico: dalla scuola (Descolarizzare la società, 1971) al sistema sanitario (Nemesi medica, 1976), dalla crescita industriale (Per una storia dei bisogni, 1978) al lavoro (Disoccupazione creativa, 1978), dai rapporti di genere (Genere e sesso, 1982) alla mercificazione dell'acqua (H2O e le acque dell'oblio, 1984). Ne La convivialità (1973), dopo aver fatto il punto della sua critica alla società industriale, propone la via alternativa di una società conviviale. 

Perché descolarizzare 

L'attacco alla scuola si inserisce, in Illich, in una più vasta critica delle istituzioni della società contemporanea. L'uomo ha alcuni bisogni fondamentali. Nella società attuale, questi bisogni vengono soddisfatti attraverso la richiesta di beni di consumo che vengono dispensati da istituzioni. In questo modo le persone diventano sempre meno indipendenti e capaci di raggiungere da sé i propri scopi, dipendono sempre più dalle istituzioni. Il bisogno fondamentale di apprendimento dà così vita ad un sistema, quello scolastico, in cui l'apprendimento viene quantificato, diventa una merce come un'altra che è possibile acquistare con uno sforzo adeguato, ed il cui possesso è certificato da un diploma. 
Il presupposto della scuola è che l'apprendimento derivi dall'insegnamento. Ma questo presupposto, afferma Illich, è semplicemente falso. La maggior parte delle cose che impariamo, le impariamo casualmente, in modo non intenzionale, grazie alle esperienze che facciamo ed agli ambienti che frequentiamo. Monopolizzando l'accesso alla conoscenza, l'istituzione scolastica squalifica qualsiasi apprendimento che avvenga al di fuori delle sue logiche. Anche gli uomini che non hanno mai frequentato una scuola hanno conoscenze ed esperienze, ma esse non hanno alcun valore in una società scolarizzata. Chi non ha un titolo di studio è semplicemente ignorante; chi non ha studiato a scuola non ha cultura. In questo modo si crea il bisogno di scuola, che è diverso dal bisogno di apprendere, e “si toglie ai poveri il rispetto per se stessi convertendoli a un credo che assicura la salvezza solo mediante la scuola”.
Questa salvezza promessa ai poveri del resto è falsa. Il sistema scolastico rappresenta per i poveri una truffa. Esso ha un costo altissimo, che sono soprattutto i poveri a pagare con le loro tasse, senza ricevere in cambio alcuna emancipazione, poiché il sistema scolastico inevitabilmente finisce per privilegiare chi proviene da famiglie già scolarizzate, ossia i figli dei laureati. 
Nella scuola lo studente è affidato all'insegnante, che si occuperà di trasmettergli la merce della conoscenza e di promuovere la sua ascesa sociale. Poiché il sistema scolastico si presenta come una sorta di religione, che offre agli individui la salvezza e la liberazione, il ruolo dell'insegnante non è quello di una semplice guida nell'apprendimento; egli è al tempo stesso il custode che sorveglia lo studente, il moralista che gli dice cosa è bene e cosa è male ed il terapeuta che entra nel suo privato per guarirlo dal male. In altri termini, quello tra insegnante e studente è un rapporto di dominio, che è possibile solo in una istituzione totale, in cui gli studenti sono rinchiusi per anni senza alcuna garanzia personale. A scuola il mondo della conoscenza viene suddiviso in discipline, che vengono trasmesse secondo un programma predefinito, misurando progressivamente i risultati con il voto. Ma l'apprendimento è misurabile? Ed è misurabile la crescita personale?
La scuola abitua a questo: alla misurabilità di ciò che, per sua natura, non può essere misurato. “La scuola – scrive Illich – inizia i giovani ad un mondo dove tutto è misurabile, compresa la loro immaginazione e anzi l'uomo stesso”. 
Esistono, per Illich, due tipi di istituzioni: quelle di destra e quelle di sinistra. A destra si trovano le istituzioni che, come la scuola, offrono dei servizi che hanno un carattere manipolatorio e si impongono al cliente in modo violento (oltre alla scuola, si pensi al carcere o al manicomio), mentre quella di sinistra sono istituzioni conviviali, prive di ogni carattere impositivo, ed il cui servizio consiste in genere nel mettere in contatto i clienti facilitando la loro collaborazione. Questa distinzione pone le basi per un ripensamento radicale del sistema di apprendimento. 

Reti per l'apprendimento 

Non è possibile, per Illich, alcuna liberazione sociale se prima non ci si libera dalla scuola. “La scuola – scrive – è l'agenzia pubblicitaria che ti fa credere di aver bisogno della società così com'è”. Le persone che escono dalla scuola sono adattate, socializzate a vivere nella società dei consumi, prive di spirito critico e di aneliti di liberazione. La scuola educa al consumo di beni e di servizi, al punto che diventa difficile perfino immaginare un diverso modo di vivere. 
Ma quale è l'alternativa alla scuola? Abbiamo detto che le istituzioni di sinistra mettono in relazione le persone. Questa dovrà essere la caratteristica principale di un sistema didattico alternativo all'istituzione scolastica. Esso dovrebbe consentire un facile accesso alle risorse per imparare e la comunicazione e l'incontro tra chi ha voglia di imparare e chi è in grado di insegnare. Bisognerà dunque in primo luogo rendere accessibili a tutti i materiali per l'apprendimento, intendendo non solo i materiali didattici in senso stretto, ma tutto ciò da cui è possibile imparare: biblioteche, laboratori fotografici, cinema, musei e così via. In secondo luogo bisognerà creare delle centrali delle capacità, alle quali ognuno potrà comunicare la propria capacità di fare qualcosa (ad esempio di suonare la chitarra) e la sua disponibilità ad insegnarla, conquistando in questo modo il diritto a ricevere a sua volta insegnamenti in altri campi. Ma le persone non imparano solo da chi già conosce o sa fare qualcosa. Possono imparare anche insieme, unendo i propri sforzi e comunicandosi le esperienze. Bisognerà dunque, in terzo luogo, facilitare l'incontro tra persone che hanno interessi comuni di ricerca, affinché possano studiare e fare pratica insieme. Infine, vi sarà una rete di educatori professionisti, che saranno però liberamente scelti dagli studenti, ed il cui ruolo sarà anche quello di orientarli nel loro percorso formativo ed aiutarli ad usare al meglio le reti per l'apprendimento. Con questo sistema vengono salvaguardate due libertà fondamentali: la libertà di apprendere, che è reale soltanto se il soggetto ha la piena responsabilità del suo percorso di studio, e la libertà di insegnare, che è legata al diritto fondamentale della libertà di parola, e non può essere ristretta con il sistema dell'abilitazione all'insegnamento, che riconosce questo diritto solo ad una categoria di persone selezionate dallo Stato. 

La convialità 

La differenza tra uno studente della scuola ed uno studente che usa una rete di libero apprendimento consiste nel fatto che il primo è dominato dal sistema, mentre il secondo lo padroneggia. Questa capacità di padroneggiare, invece che essere dominati, è il tratto saliente della società conviviale che per Illich rappresenta una via d'uscita dal vicolo cieco della società industriale, che produce sempre di più ma riesce sempre meno a rendere felici e piene di senso le vite delle persone che ne fanno parte, mentre distrugge l'ambiente. Una società conviviale è una società che ha rinunciato al gigantismo industriale, al progresso fine a sé stesso, alle grandi istituzioni manipolatrici, e rimette al centro le persone ed i loro bisogni reali. 
L'uomo conviviale ha meno beni, ma dei beni che possiede ha il controllo completo. Ad esempio, sostituisce l'automobile, che è uno strumento manipolatorio, con la bicicletta, che è uno strumento conviviale (Illich ha scritto anche un Elogio della bicicletta). L'automobile è uno strumento manipolatorio, nella misura in cui i fabbricanti di automobili fanno nascere (attraverso martellanti campagne pubblicitarie) il bisogno di avere un'automobile, creando al contempo la richiesta di sistemi accessori, come le reti autostradali, che modificano il paesaggio e lo modellano secondo le esigenze dello strumento, che evidentemente diventa qualcosa di più di un semplice strumento. 
La stessa televisione è uno strumento manipolatorio, un mezzo che sfugge al controllo dello spettatore, che viene sempre più passivizzato e massificato dall'offerta di spettacoli grossolani, intervallati da spot pubblicitari il cui scopo è quello di far nascere nei telespettatori nuovi bisogni. Una società conviviale non è per Illich necessariamente una società senza automobili, senza televisione o altri strumenti manipolatori. Quello che è importante, è che ci sia un equilibrio tra questi strumenti e quelli conviviali, e che si impedisca ai primi di rappresentare una minaccia per la libertà di tutti. 
Il tema che propone Illich all'inizio degli anni settanta del secolo scorso è quello, attualissimo, della decrescita. Mentre i governi inseguono uno sviluppo infinito, inteso come incremento progressivo del prodotto interno lordo, come produzione sempre maggiore di beni e di ricchezza, movimenti come il MAUSS (Movimento Anti-Utilitarista nelle Scienze Sociali) ed autori come Serge Latouche pongono il tema della decrescita, della ricerca, oltre il mito della crescita infinita, di un modello economico sostenibile, di una società in cui diminuisce la produzione di merci ed aumentano le possibilità di scelta e di realizzazione individuale.

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