Parkhurst e il Piano Dalton

Il Piano Dalton prende il nome dalla città del Massachussets nella cui scuola secondaria è stato applicato a partire dal 1919. La sua ideatrice, Helen Parkhurst (1887-1973) aveva cominciato giovanissima, nel 1909, come insegnante elementare in una scuola di Tacoma (Washington), nella quale aveva applicato una prima versione del suo metodo, chiamato allora Piano di Laboratorio. Le sei classi elementari erano state trasformate in laboratori corrispondenti alle principali materie, che i bambini frequentavano con libertà, secondo le esigenze poste dai compiti assegnati dall’insegnante. Nel 1914 viene in Italia per studiare il metodo Montessori. L’anno seguente diventa assistente di Maria Montessori durante l’Esposizione Internazionale di San Francisco, durante la quale viene creata una scuola campione per illustrare ai visitatori i nuovi metodi pedagogici. 
Il Piano Dalton, pensato per studenti dai nove anni in poi, non è fondato su una visione pedagogica particolarmente raffinata, ma sull’intuizione dell’importanza della libertà e dell’autonomia dello studente e al tempo stesso della collaborazione, due principi che sono fondamentali tanto per consentirgli un apprendimento reale e fondato sull’esperienza, quanto perché possa prepararsi alla vita sociale. Il Piano prevede dunque che lo studente diventi protagonista del proprio percorso di apprendimento lavorando insieme ad altri. 
In concreto, all’inizio dell’anno scolastico viene stilato un piano di studi, che viene diviso i compiti mensili, che lo studente si impegna ad eseguire firmando un vero e proprio contratto. Il lavoro di un mese è diviso in singole unità e prevede diverse discipline. Una volta firmato il contratto, lo studente è libero di organizzare in assoluta libertà il proprio lavoro. Non deve seguire delle lezioni, ma imparare ad acquisire da solo le conoscenze che gli servono. “Occorre del tempo – scrive Parkhurst – per vincere l’abitudine dell’alunno di dipendere da qualcuno, alimentata in lui dall’uso di suggerirgli costantemente che cosa fare, quando e come. questo sistema ne faceva uno schiavo, talvolta operoso, ma sempre soggetto a ordini”. 
Questa impostazione richiede una diversa strutturazione dello spazio scolastico. Gli studenti non sono chiusi nelle classi, ma si spostano per visitare diversi laboratori, uno per ogni disciplina, nei quali trovano uno specialista in quella disciplina pronto ad aiutarli nello studio. L’orario diventa flessibile: lo studente potrà decidere di dedicare più ore di laboratorio a quelle discipline nelle quali la sua preparazione è più debole, cosa che è impossibile con l’orario scolastico tradizionale. I progressi dello studente vengono registrati in un grafico periodico. Un compito delicato dell’insegnante è quello di dare agli studenti le assegnazioni, ossia i compiti che gli studenti devono portare a termine con la loro ricerca autonoma. Una assegnazione non comprende solo l’argomento generale, ma anche l’indicazione dei singoli punti da approfondire e della bibliografia da impiegare. Le assegnazioni vengono graduate in modo da adattarle alle capacità degli studenti. Ci sono un livello base, per gli studenti ritenuti meno capaci, che comprende solo gli apprendimenti essenziali, uno medio per gli studenti di capacità comuni ed uno avanzato per gli studenti più capaci.

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