Ferrer y Guardia: La coeducazione delle classi sociali

Nonostante le sue finalità politiche e sociali, la Scuola Moderna non è una scuola di classe per i figli dei proletari. In questo passo Ferrer spiega le ragioni di questa scelta, introducendo il concetto di coeducazione delle classi sociali. 

Avrei potuto fondare una scuola gratuita; ma una scuola per bambini poveri non avrebbe potuto essere una scuola razionale perché pur non insegnando loro la credulità e la sottomissione come nelle vecchie scuole, li avrebbe forzatamente incitati alla ribellione, sarebbero sorti spontaneamente dei sentimenti di odio.
Perché il dilemma è irriducibile: non c’è mezza misura per la scuola della classe diseredata: o la venerazione inculcata per mezzo dell’errore e dell’ignoranza sistematicamente sostenuti dal falso insegnamento, oppure l’odio contro coloro che la dominano e la sfruttano. 
La questione è delicata e conviene chiarirla: la ribellione contro l’oppressione è semplicemente questione di statica, di puro equilibrio tra uomo e uomo, perfettamente uguali, come afferma la famosa Dichiarazione rivoluzionaria nella sua prima clausola con queste indistruttibili parole: “gli uomini nascono e restano uguali e liberi nel diritto”, non ci devono essere differenze sociali. Se esistono, si avranno certuni che abusano e tiranneggiano, altri che protestano e odiano. La ribellione è una tendenza livellatrice e perciò razionale, naturale, non voglio dire giusta a causa del discredito di cui gode la giustizia le sue cattive compagnie: la legge e la religione. 
Lo dirò molto chiaramente: gli oppressi, i diseredati, gli sfruttati devono essere ribelli perché devono conseguire i loro diritti fino a ottenere la loro perfetta e completa partecipazione al patrimonio universale. 
Però la Scuola Moderna opera sui bambini; essa li prepara per mezzo dell’educazione e dell’istruzione a essere uomini e non antiticipa né amori né odi, né adesioni né ribellioni, che sono doveri propri degli adulti; in altri termini, non desidera cogliere il frutto prima di averlo prodotto con la coltivazione e non vuole attribuire una responsabilità senza aver dotato la coscienza degli elementi che devono costituire il suo fondamento: i bambini devono imparare a essere uomini e, quando lo saranno, allora si dichiarino ribelli. 
Non ci si deve sforzare molto per dimostrare che, a causa del suo esclusivismo, una scuola per bambini ricchi, non può essere razionale. La forza stessa delle cose la spingerà a insegnare la conservazione del privilegio e come approfittarsi dei suoi vantaggi. 
La coeducazione di ricchi e poveri pone in contatto gli uni con gli altri nell’innocente eguaglianza dell’infanzia per mezzo della sistematica uguaglianza della scuola razionale. Questa è la scuola buona, necessaria e riparatrice. 
Mi attenni a questa idea, riuscendo ad avere a disposizione alunni di tutte le classi sociali per unificarli in un’unica classe, adottando un sistema di esazione adeguato alle condizioni dei genitori o dei tutori degli allievi, non tenendo un unico tipo di matricola, bensì praticando una sorta di graduazione che andava dalla gratuità, alle mensilità minime, medie e massime. 

(F. Ferrer, La Scuola Nuova, cit., pp. 41-42.)

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