Ferrer y Guardia: Perché la Scuola Moderna non fa esami

Una delle caratteristiche comuni delle scuole nuove è l’ostilità nei confronti del sistema tradizionale di valutazione. Nel testo che segue Ferrer argomenta la sua opposizione soffermandosi soprattutto sulle deleterie conseguenze degli esami sulla psiche e la personalità degli studenti. 

Gli esami classici, quelli che siamo abituati a vedere alla fini dell’anno scolastico e che i nostri genitori tenevano in gran conto, non danni i risultato alcuno e, se ne danno, sono dannosi. 
Questi atti, che si vestono di una solennità ridicola, seminano esseri istituiti solo per soddisfare l’amor proprio malsano dei genitori, la supina vanità e l’interesse egoista di molti maestri e per causare torture ai bambini prima dell’esame e conseguenti infermità più o meno premature. 
Ogni genitore desidera che suo figlio si presenti in pubblico come uno dei tanti diligenti dell’istituto, vantandosi di essere un piccolo sapiente. Non gli importa che per questo suo figlio sia vittima di raffinati tormenti per la durata di quindici giorni o di un mese. 
Giudicando esternamente si giunge alla conclusione che questi tormenti non esistono, in quanto non lasciano il minimo graffio, né la più insignificante cicatrice sulla pelle. 
L’incoscienza nella quale si vive a proposito della natura del bambino e dell’iniquità di porlo in condizioni forzate perché estragga dalla sua fragilità psicologica delle forze intellettuali, soprattutto nelle opere di memoria, impedisce ai genitori di vedere che un attimo di soddisfazione o di amor proprio può essere la causa, come è già successo molte volte, d’infermità, di morte morale e perfino fisica dei figli. D’altra parte alla maggioranza dei professori, enunciatori di frasi fatte, inoculatoli meccanici, più che genitori morali dei bambini, quello che interessa negli esami è la propria figura e il proprio interesse economico; il loro intento è di mostrare ai genitori e agli altri interessati agli esami che l’alunno, sotto la loro guida, ha imparato moltissimo e che le sue conoscenze per estensione e qualità eccedono da ciò che si poteva aspettare dalla sua giovane età e dal poco tempo che è stato nell’istituto di un professore tanto esperto. 
Oltre a questa miserabile vanità, soddisfatta a scapito della vita morale e fisica dell’alunno, questi maestri si sforzano di strappare complimenti ai genitori e agli altri interessati ignari della realtà, per una propaganda efficientissima che garantisca loro il credito e il prestigio nell’affare scuola. 
In parole povere siamo avversari irriducibili di questi esami. Nell’istituto tutto deve essere fatto per il bene dello studente. Ogni atto che non persegua questo fine deve essere ripudiato come antitetico alla natura di un insegnamento positivo. Dagli esami non si ricava nulla di buono e, al contrario, nell’allievo vengono inoculati i germi del male. Oltre alle malattie fisiche suddette, soprattutto quelle del sistema nervoso e in certi casi di morte prematura, gli elementi etici che questo atto immorale chiamato esame introduce nella coscienza del bambino sono: la vanità farneticante nei premiati; l’invidia roditrice e l’umiliazione, ostacoli a sane attività, in coloro che non hanno vinto; negli uni e negli altri, in tutti quanti infonde quei sentimenti che danno vita alle diverse sfumature dell’egoismo. 

(F. Ferrer, La Scuola Nuova, cit., pp. 69-70).

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