Meccanismi di difesa

Quando ci imbattiamo in uno stimolo esterno doloroso o in qualche modo spiacevole la nostra reazione naturale è l’evitamento. Se abbiamo toccato un oggetto che scotta, lo lasciamo andare, così come sputiamo un cibo amaro. Ma cosa succede se quello stimolo spiacevole non è esterno, ma interno? Se si tratta di una pulsione, vale a dire una forza interna che ci spinge verso qualcosa che noi consideriamo ripugnante o inaccettabile? Noi non possiamo fuggire da noi stessi. Possiamo però impedire alla pulsione di entrare nella nostra coscienza, se essa mette in pericolo il nostro equilibrio interno o, soprattutto, se il soddisfacimento di quella pulsione può essere socialmente pericoloso. Quello che avviene è dunque che ci difendiamo da quella pulsione impiegando una serie di meccanismi di difesa. Il primo di questi meccanismi è la rimozione, con la quale la pulsione non viene eliminata, ma in un certo senso spostata nell’inconscio, dove non può far danni. Nell’inconscio la pulsione può restare inattiva o organizzarsi per tornare nella coscienza attraverso vie complicate. Una prima via può essere lo spostamento. Poniamo che la pulsione rimossa sia un desiderio incestuoso nei confronti del padre. Questo desiderio non può essere ovviamente soddisfatto, perché l’incesto è socialmente condannato. Pertanto il desiderio viene rimosso. Esso però torna alla coscienza in qualche modo trasfigurato come paura di un animale. L’animale rappresenta il padre, mentre il desiderio è sostituito dalla paura: ma la paura immotivata nei confronti di quell’animale – ad esempio un lupo – è presente alla coscienza. Può essere, invece, che la pulsione abbia un carattere sadico, sia un impulso ostile ed aggressivo verso una persona amata. Questo impulso viene rimosso, ed al suo posto compare uno scrupoloso adempimento del proprio del dovere, accompagnato da angoscia e senso di colpa. È stato adottato uno stato psicologico esattamente contrario a quello che è stato rimosso (formazione reattiva). Più il desiderio è colpevole, più si sviluppa il senso di colpa per metterlo a tacere. Può succede anche, però, che una pulsione venga deviata dalla sua meta originaria verso una meta socialmente accettabile. Questa è la sublimazione, ed è per Freud un meccanismo importante, senza il quale non si spiegherebbero le più grandi realizzazioni culturali di una società, come l’arte o la filosofia.
In quest’ultimo caso, la difesa dalla minaccia rappresentata dalla pulsione porta ad una situazione positiva. Nei due casi precedenti non è così. Nel primo caso, lo spostamento porta ad una fobia, nel secondo caso la formazione reattiva è causa di una nevrosi ossessiva. In entrambi i casi il soggetto vive un forte disagio psichico: si ammala. L’isteria, le fobie, le nevrosi, le psicosi sono patologie diverse che esprimono il conflitto psichico e che possono essere trattate dalla psicanalisi indagando sulla loro origine.

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