La scientificità della psicoanalisi

Come si è detto all’inizio di questo percorso, l’opera di Freud ha avuto una influenza notevolissima sulla cultura contemporanea. Scrittori del livello di Thomas Mann e Rainer Maria Rilke hanno trovato nella psicoanalisi un riferimento irrinunciabile per lo scavo nella parte irrazionale dell’uomo, i pittori surrealisti (come lo spagnolo Salvador Dalì) hanno cercato di mettere sulla tela l’inconscio, con risultati tanto suggestivi quanto lontani dallo spirito misurato e classicheggiante di Freud, i filosofi si sono interrogati sulla sua filosofia della civiltà, i critici letterari hanno ripreso il suo metodo di analisi dell’opera d’arte attraverso il vissuto dell’artista. Concetti ed espressioni della psicoanalisi sono entrati nel patrimonio linguistico comune, anche se in forma spesso approssimativa, come rappresentazioni sociali di una concezione scientifica. 
Già ai suoi tempi Freud ebbe a che fare con le semplificazioni del suo pensiero. Nel 1910 andò a trovare Freud una donna che aveva cominciato a soffrire di angoscia dopo il divorzio dal marito. Il medico aveva detto a questa donna che la causa dei suoi stati d’angoscia era la mancanza di rapporti sessuali, per cui le raccomandava di ristabilire una qualche forma di attività sessuale. In realtà il medico aveva gravemente frainteso il pensiero di Freud che, se scorge nella sessualità la causa della nevrosi, non sostiene affatto che con la semplice pratica sessuale si possa guarire dalla nevrosi. Riferendo quell’episodio, Freud coniò l’espressione psicoanalisi selvaggia per indicare queste semplificazioni della sua teoria e della sua pratica analitica. La fondazione, in quello stesso anno, della Associazione Psicoanalitica Internazionale doveva servire proprio a mettere al riparo la psicoanalisi dall’opera di persone senza scrupoli, istituendo un albo degli psicoanalisti ed esercitando un controllo su coloro che ne facevano parte. 
Se grande è stato il suo successo, non poche sono state tuttavia le resistenze incontrate dalla psicoanalisi. Freud dava una interpretazione psicologica di queste stesse resistenze: come il paziente cerca di resistere all’analisi, che mette in luce i traumi che sono all’origine delle nevrosi, così, sosteneva, la cultura del suo tempo cercava di resistere alla diagnosi impietosa rappresentata dalla psicoanalisi. Le resistenze riguardavano alcuni contenuti della dottrina freudiana, come l’importanza data alla sessualità o la concezione del complesso di Edipo o la interpretazione della religione, che mettevano profondamente in crisi la concezione tradizionale dell’uomo e della cultura. 
Una opposizione di diverso tipo è quella che riguarda non i contenuti in sé, ma il metodo della psicoanalisi. Si può considerare scientifica la psicoanalisi? Molti lo negano. Se per scienza si intende la formulazione di ipotesi e la loro verifica (o falsificazione) attraverso l’osservazione e l’esperimento, la psicoanalisi non si può evidentemente considerare scientifica, perché manca l’esperimento. Le concezioni di Freud nascono dalla pratica empirica, ma non sono verificate attraverso rigorosi procedimenti empirici. Il filosofo Karl Popper ha accusato la psicoanalisi di essere una pseudoscienza perché sfugge al criterio di falsificabilità, che rappresenta, secondo la sua epistemologia, il criterio che ogni affermazione scientifica deve soddisfare per essere considerata tale. In altri termini, non è possibile, per Popper, dimostrare che le teorie freudiane – l’esistenza dell’Es, ad esempio, o il complesso di Edipo – sono false, perché non è possibile alcuna esperienza che le contraddica. Il filosofo Adolf Grünbaum ha contestato questa pretesa non falsificabilità delle affermazioni freudiane, notando che più volte Freud è stato costretto a cambiare le sue teorie perché l’esperienza clinica le mostrava false. Per Grünbaum esiste un criterio per stabilire la scientificità della psicoanalisi, ed è quello del successo terapeutico. Se concordano con ciò che effettivamente è, le affermazioni della psicoanalisi hanno anche efficacia terapeutica. Per dimostrare la scientificità della psicoanalisi, dunque, bisognerebbe dimostrare 1) che essa riesce effettivamente a guarire le nevrosi e 2) che essa solo può farlo. Purtroppo, però, le cose non vanno così. Lo stesso Freud espresse qualche perplessità sulla possibilità di guarire effettivamente grazie all’analisi. D’altra parte, i sintomi delle nevrosi possono essere guariti anche con mezzi alternativi alla psicoanalisi, per cui nemmeno la seconda condizione sembra verificabile. Non è esclusa, per Grünbaum, la scientificità della psicoanalisi; semplicemente, essa non è al momento confortata dai fatti. 
Un diverso approccio al problema è quello di chi contesta che la psicologia possa adottare in tutto il metodo sperimentale proprio delle scienze naturali, poiché l’oggetto di studio è diverso. Nella psicologia non si tratta di analizzare un oggetto, ma si comprendere il soggetto stesso. Questi autori, tra i quali Ludwig Binswanger e il già citato Paul Ricoeur, riprendono la distinzione operata dal filosofo Wilhelm Dilthey tra scienze della natura e scienze dello spirito. Le prime studiano il mondo fuori di noi e lo fanno ricorrendo all’osservazione esterna ed all’esperimento, mentre le seconde si occupano della esperienza vissuta da ognuno di noi, di cose come il significato o il valore, che non sono quantificabili ma vanno interpretate. L’analista non accerta dei fatti, alla maniera dello scienziato naturale, ma insieme al paziente interpreta la sua vita psichica giungendo ad elaborare una narrazione. L’analista si comporta come uno storico che cerca di ricostruire come sono andati gli eventi e li espone in un racconto coerente, con la differenza che per lo storico è fondamentale accertare che le cose sono andate realmente così, mentre per l’analista una fantasia ha lo stesso valore di un fatto realmente accaduto.

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