Razza e scienza

Maschere facciali realizzate da Lidio Cipriani
Il razzismo del Novecento, che si è espresso nel fascismo e nel nazismo e che si è tradotto tragicamente nella persecuzione e nel massacro di ebrei e rom, aveva la pretesa di fondarsi scientificamente. Il Manifesto della razza del 1938, firmato da diversi scienziati tra cui il noto antropologo Lidio Cipriani, affermava che “Il concetto di razza è concetto puramente biologico. Esso quindi è basato su altre considerazioni che non i concetti di popolo e di nazione, fondati essenzialmente su considerazioni storiche, linguistiche, religiose. Però alla base delle differenze di popolo e di nazione stanno delle differenze di razza”. E aggiungeva: “È necessario fare una netta distinzione fra i Mediterranei d'Europa (Occidentali) da una parte gli Orientali e gli Africani dall'altra. Sono perciò da considerarsi pericolose le teorie che sostengono l'origine africana di alcuni popoli europei e comprendono in una comune razza mediterranea anche le popolazioni semitiche e camitiche stabilendo relazioni e simpatie ideologiche assolutamente inammissibili”. 
Si trattava di affermazioni teoriche che anticipavano e intendevano giustificare le leggi razziali dello stesso anno, rafforzate con la fondazione, nello stesso anno, la rivista La difesa della razza, che fin dalla copertina del primo numero mostrava il suo intendo: separare drasticamente la razza ariana da quella semitica e da quella nera. 

La società della prestazione

Byung-Chul Han

Se il Novecento è stato il secolo delle infezioni, il ventunesimo secolo è per Byung-Chul Han l'epoca delle malattie neuronali: depressione, disturbo borderline, sindrome da deficit da attenzione eccetera. L'infezione, che va intesa qui in senso figurato, è dovuta ad un batterio, ossia un corpo estraneo che minaccia l'equilibrio dell'organismo. Fino alla Guerra Fredda ed oltre, il Novecento ha visto la presenza dell'altro come estraneo dalla cui minaccia occorre difendersi se necessario anche con la guerra. Nelle società contemporenee per Han invece l'estraneo ha smesso di rappresentare una minaccia, anzi scompare come tale (La scomparsa dell'Altro è il titolo di un suo libro); anche l'immigrato o il profugo non è più avvertito come una minaccia, bensì come un peso.

Francisco Ferrer y Guardia

Flavio Costantini, La fucilazione di Ferrer
Francisco Ferrer y Guardia nasce ad Alella, villaggio presso Barcellona, nel 1859, da una famiglia di piccoli proprietari terrieri. La morte del padre lo costringe ad abbandonare gli studi ed a lavorare come garzone di bottega; per la sua formazione culturale risulta decisiva l’adesione, a soli quindici anni, alla massoneria. A vent’anni diventa controllore nelle ferrovie. Per aver preso parte ad una sommossa repubblicana nel 1886 è costretto a fuggire a Parigi, dove insegna spagnolo, fa da segretario al leader repubblicano Ruiz Zorrilla e perfeziona la sua formazione politica incontrando alcuni dei maggiori rappresentanti dell’anarchismo del tempo.
Dopo aver ereditato le ricchezze di una donna conservatrice che aveva seguito i suoi corsi di spagnolo, decide di mettere in pratica le sue idee pedagogiche e politiche aprendo una scuola libertaria. La Scuola Moderna viene inaugurata a Barcellona nel 1901.

Carl Gustav Jung


Tra i successori di Freud, Carl Gustav Jung è l'unico che a lui si possa paragonare per l'influenza avuta sulla cultura contemporanea. Se Freud si è interrogato sul significato di fenomeni culturali come l'arte e la religione, Jung, guidato dalla sua concezione dell'inconscio collettivo, ha studiato in modo approfondito le rappresentazioni mitologiche e religiose dei diversi popoli, oltre all'arte ed alla letteratura, alle filosofie orientali ed all'alchimia. La sua ricerca si colloca dunque in una zona di confine, dove lo studio della psiche si incontra con la ricerca etnografica e antropologica.
Nei suoi primi studi, Jung si è occupato delle psicosi ed in particolare della dementia praecox, termine con cui si individuava ciò che oggi si chiama schizofrenia (Psicologia della dementia praecox è il titolo di una delle prime opere di Jung, del 1907). Al centro della riflessione in questa fase è il concetto di complesso. Jung aveva notato che, chiedendo ai pazienti di rispondere ad una parola-stimolo, si verificavano a volte delle pause eccessive, mentre altre volte il paziente rispondeva con grande precipitazione. I tempi di reazione troppo brevi o troppo dilatati erano indice, per Jung, dell'esistenza di una precisa realtà psichica: il complesso. I contenuti della vita psichica sono organizzati in unità minime, che assomigliano alle molecole di un corpo e che possiedono una particolare tonalità affettiva. Jung fa l'esempio dell'incontro con un vecchio amico, che in passato mi ha causato una situazione spiacevole. La percezione sensoriale (l'immagine dell'amico) e le componenti intellettuali (il mio giudizio sull'amico, i ricordi eccetera) si uniscono saldamente con i sentimenti che provo per quell'amico, in modo tale che si può affermare che il complesso ha una sua “tonalità affettiva” [1].